Prestazioni da urlo per il tuo PC!

Aggiunto da il 6 set 2012 | 0 commenti

Gli hard disk a stato solido ssd (solid state drive) sono attualmente il miglior investimento che puoi fare per incrementare le prestazioni del tuo pc. Gli hard disk meccanici infatti sono l’ultimo collo di bottiglia dei computer moderni. Possono essere montati sia su computer desktop sia su computer portatili, anche non recentissimi a patto che abbiano SATA III. Si avranno dei miglioramenti anche con SATA II ma saranno minori. Gli ssd non vanno confusi con memory card o sd card, ma sono molto più simili a delle memorie ram e sono molto veloci. In lettura gli ssd più performanti sono fino 5 o 6 volte più veloci rispetto a un normale hard disk. Se usato come partizione primaria potrai ridurre i tempi di avvio di sistema e ridurre i consumi energetici. Sono quindi ottimi anche da montare sui portatili.

A prima vista quindi gli SSD hanno tutto: capacità fino a 512 GB, prestazioni da urlo, consumi quasi inesistenti, calore praticamente a zero, grande efficienza energetica e resistenza fisica. Sembrano decisamente la scelta perfetta. Eppure i difetti non mancano: forse ne avrete sentito parlare, ma non avete ancora le idee chiare. E intanto gli SSD si fanno strada nei
notebook e nei desktop, per non parlare dei server.

Le prestazioni e l’efficienza degli SSD sono aumentati molto velocemente da quando furono introdotti per la prima volta. La capacità invece è ancora relativamente ridotta, perché dipende dalla densità dati della memoria NAND. L’evoluzione degli SSD inoltre è stata rallentata dalla diffusione degli smartphone, che usano lo stesso tipo di memoria e
hanno creato una domanda molto alta.

Gli SSD resteranno quindi un prodotto minoritario ancora per un po’, mentre gli hard disk magnetici continueranno a essere il punto di riferimento dell’archiviazione. In ogni caso il 2010 è stato l’anno in cui gli SSD hanno raggiunto la “massa critica”: il prezzo minimo è inferiore ai 100 euro, e i consumi sono abbastanza bassi da giustificare il passaggio nel mondo dei server.
A proposito di consumi, vale la pena ricordare che nel 2008 uno studio McKinsey & Company ha stabilito che i data center del mondo consumano lo 0,5% dell’energia disponibile globalmente, e causano più emissioni nocive di tutta l’Argentina. Si stimava che si sarebbe raggiunto il 3% entro il 2011, quindi una tecnologia come quella degli SSD può essere determinante.

Come funzionano gli SSD? Generalizzando possiamo affermare che gli SSD fanno esattamente quello che fa un hard disk, e la differenza più rilevante è che non ci sono parti in
movimento. Sono meno pesanti e generalmente producono meno calore.
Internamente gli SSD non sono tutti uguali. La differenza più rilevante riguarda proprio la tecnologia di costruzione, che incide direttamente sulle prestazioni e il prezzo. Un SSD può essere un
SLC (single-layer cell) o un MLC (multi-level cell); nel primo caso in ogni “cella” si può memorizzare un solo bit di dati, mentre nel secondo se ne possono immagazzinare molti. Le memorie SLC hanno una minore capacità per transistor, ma in compenso sono più affidabili nel tempo, e molto più veloci. I prodotti MLC di contro tendono a costare molto meno.
Oltre alla memoria NAND vera e propria un SSD ha bisogno anche di un controller. In questo elemento troviamo i circuiti necessari per collegare l’interfaccia Serial ATA, ma non solo. I prodotti moderni infatti usano il controller come “cervello” dell’unità, per gestire l’organizzazione dei dati, il wear levelling, la distribuzione delle informazioni e per massimizzare la vita dell’SSD stesso.
Il controller serve anche a ottimizzare le prestazioni, tramite diversi canali di memoria, bilanciamento dei carichi di memoria e diversi approcci al caching. Alcuni controller in effetti hanno anche piccoli quantitativi di memoria cache integrata, altri contano su chip DRAM separati, mentre altri ancora usano una parte della memoria flash principale per queste funzioni.

Ci sono poi alcuni aspetti secondari da tenere in considerazione quando si progetta di passare dagli hard disk magnetici agli SSD. La prima questione da tenere in considerazione è che le memorie NAND hanno una vita limitata quantificata nel numero di scritture eseguite su ogni cella che comunque si aggira attorno ad un numero abbastanza elevato.
Proprio per questo motivo, a differenza dei dischi magnetici, gli SSD non hanno necessità di essere deframmentati perché ciò non porterebbe nessun vantaggio dato che l’accesso ai dati non è sequenziale ma casuale, anzi ridurrebbe soltanto la vita del SSD.
L’altro aspetto è quello che anche la CPU del Computer influisce sull’aumento delle prestazioni che un SSD può portare. Un vecchio Pentium 4, per esempio, semplicemente non può
gestire il gran numero di operazioni I/O di un recente SSD. Vi servirà un moderno Xeon, o un Core i5/i7 per farlo.
Se avete dei vecchi server quindi dovreste cambiarli in toto. Limitarsi a installare degli SSD potrebbe non dare i benefici attesi.
Inoltre considerato che i controller gestiscono la distribuzione dei dati, l’eliminazione degli stessi non porta per forza alla cancellazione dei blocchi di memoria. Con gli SSD quindi è bene mettere in preventivo l’acquisto e l’uso di strumenti per la cancellazione sicura dei dati, se volete accertarvi che le informazioni non siano accessibili a nessuno, quando sarà ora di cambiare il vostro nuovo SSD.

In conclusione se vi guardate intorno è facile vedere che gli SSD abbondano. Ce ne sono tante marche e modelli disponibili per gli utenti, sia per desktop che per notebook. Nella maggior parte dei casi le prestazioni sono accettabili, e se avete Windows 7 come sistema operativo non ci sono ragioni per non usare un SSD come disco principale, eccetto il prezzo.

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